09/10/2010
Slideshows africani
18:13 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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08/04/2010
Africa from Cairo to Cape... Conclusioni
Post conclusivo di questo blog africano, ci risentiamo per il prossimo viaggio!
A una settimana dal rientro provo a tracciare un bilancio di questo impegnativo viaggio attraverso l’africa. Non sono stato contagiato dal famoso “mal d’africa”, è sicuramente un continente estremamente affascinante ed interessante, dove ho potuto ammirare cose straordinarie e conoscere persone speciali, ma dove non mi sono quasi mai sentito perfettamente a mio agio, nemmeno nel paese più “europeo”, il Sudafrica. In Asia mi sono sentito spesso “come a casa”, in molti posti mi sarei potuto fermare anche molto a lungo, mentre in Africa invece non ho trovato luoghi simili, anche se riconosco che le bellezze naturali di questo continente sono quasi impareggiabili. E’ stato un viaggio molto faticoso, a tratti quasi estenuante, e onestamente non saprei se consigliarlo a qualcuno, forse visitare un’area comprendente 3 o 4 paesi è una scelta più logica e appagante. E’ una cosa da veri avventurieri , bisogna affrontare situazioni difficili, prendere decisioni non banali e viaggiare in condizioni impensabili nel nostro mondo occidentale. In molti paesi, soprattutto nelle città, non si è mai troppo tranquilli e bisogna sempre guardarsi le spalle: la criminalità non è così terribile come viene dipinta ma è un pericolo reale e girare la sera, soprattutto se si è bianchi, spesso significa andare in cerca di problemi. Anche il pericolo delle malattie è più che reale, e niente va preso alla leggera. La malaria forse preoccupa più i turisti e i viaggiatori dei locali, ma comunque continua ad essere la prima causa di morte dell’africa e soprattutto nelle zone ad alto rischio è una preoccupazione che alla lunga stanca.
In un viaggio come questo in africa pensavo di incontrare molti “veri” viaggiatori, ma in realtà la maggior parte dei bianchi che si incontrano o sono turisti organizzati ( nei posti più turistici ) o sono lì per lavoro o per volontariato ( che, dispiace dirlo, spesso è un business sicuramente utile per le popolazioni più povere ma gestito come un’attività commerciale che deve avere un guadagno, che ovviamente finisce nelle tasche di ricchi europei o americani ). Quando sono uscito dalle rotte più battute ho incontrato pochissimi occidentali, ma in generale quando viaggiavo in bus o minibus ero l’unico bianco. Ho incontrato molti turisti italiani in Egitto e a Zanzibar ma un solo vero viaggiatore ( in Etiopia ), è chiaro che ormai siamo un popolo di pecoroni pigri che viaggiano anche molto ma solo in posti “alla moda” e dove ci sono tutte le comodità. Anche i paesi più turistici sono in genere poco adatti ai viaggiatori indipendenti ( forse lo sono un po’ di più quelli dell’africa meridionale ) , c’è sempre molto da sbattersi e quasi mai c’è un vero e proprio servizio di trasporto pubblico. Per questo viaggio ho usato i mezzi più svariati: bus e minibus ( che è di gran lunga il mezzo di trasporto più usato in africa ) di ogni tipo, treni, barche a vela, a remi, a motore, catamarani, barconi e ferry boats, biciclette da uomo, da donna e mtb, moto, motorini, scooter e vespe, automobili e jeep collettive, auto a noleggio, camion, furgoni e furgoncini, tuc tuc, carri trainati da cavalli, muli e cammelli.
Questa parte dell’africa è piuttosto cara per il medio “budget traveller”, ci si può scordare di viaggiare coi 5 euro al giorno come in certe parti dell’Asia. Ciò che incide di più sono gli spostamenti e le cose tipicamente “turistiche” alle quali però sarebbe stupido rinunciare in un viaggio come questo, come le visite ai siti archeologici e i tour nei parchi. Anche le cose nei supermercati sono molto care, con prezzi spesso simili a quelli europei. Gli hotel sono in genere abbastanza abbordabili e con 5 euro si riesce a trovare delle buone stanze, quasi sempre molto pulite, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. In Sudafrica bisogna spendere di più, una decina di euro, e ripiegare nei dormitori dei backpackers, che però spesso sono delle splendide ville dove si può usare la cucina e dove quindi si possono risparmiare i soldi del ristorante.
In africa orientale si può mangiare benissimo come da schifo, ci sono posti dove si possono trovare ottimi ristoranti italiani, indiani, messicani e anche ottimo cibo locale ma anche molti dove si trova un solo piatto ( come la famigerata injera etiope ) e non c’è scelta. Se si è vegetariani come me in certi posti è dura, perché mangiano solo carne o pesce, e spesso l’unica alternativa sono i fagioli o le patate fritte.
L’africa è una terra di grandi contrasti e attraversandola da nord a sud si ha veramente modo di verificarlo. Anche all’interno di un singolo paese si possono trovare decine di gruppi tribali diversi, sentire parlare molte lingue, vedere paesaggi diversissimi, sperimentare ogni tipo di clima, vedere villaggi poverissimi e ville lussuose.
La “famosa” povertà dell’africa sicuramente esiste ma non è come la immaginiamo noi in occidente, e in realtà anche nelle zone più povere la maggior parte delle persone conduce una vita semplice ma non muore di fame, e ci sono comunque anche molte persone ricche. Certo ci sono zone dove ci sono situazioni drammatiche, soprattutto in Etiopia, in Malawi e nel nord del Mozambico. Ovviamente non parlo delle zone tribali dove lo stesso concetto di ricchezza e povertà ha poco senso, o comunque è molto diverso dal nostro. All’occhio di un europeo però questo problema è abbastanza difficile da comprendere visto che nella maggioranza dei casi le cause sono abbastanza chiare e dipendono molto più dall’uomo che dal clima o dalla sfortuna. Malgrado in africa tutti parlino di “cultura del condividere” in realtà la maggior parte della gente è molto egoista e spesso si aiutano solo tra persone della stessa zona o dello stesso gruppo tribale. I ricchi non condividono nulla con i poveri e nella maggior parte dei casi non c’è un livello di civiltà tale che li obbliga a farlo, visto che la politica è corrotta e anzi trae beneficio da questo sistema. Tutto ciò spesso causa guerre stupide e assolutamente inutili ( non che ci siano guerre intelligenti, ma almeno combattere per qualcosa e non semplicemente per odio tribale ha un senso ), delle quali beneficiano solo i signori della guerra e che lasciano milioni di persone nella più estrema povertà per anni. Un’altra cosa incomprensibile dal mio punto di vista è il motivo per il quale in africa fanno tantissimi figli, quando spesso non hanno abbastanza risorse nemmeno per mantenere se stessi. Se vendi sigarette nelle stazioni degli autobus e fai 10 figli poi non puoi lamentarti se sei povero… E non è solo questione di ignoranza, perché ho visto zone dove il livello di istruzione è buono ( come in Kenya ) ma il problema c’era comunque. Ancora meno comprensibile è il motivo per il quale in certe zone il 30/40% delle persone ha l’aids ( incredibilmente anche in Sudafrica, che dovrebbe essere l’unico stato occidentale dell’africa ) , una malattia della quale si sa tutto ed è semplice capire come non prenderla, anche per un analfabeta.
Il razzismo: era una delle mie preoccupazioni maggiori, ma alla fine si è rivelata abbastanza infondata ( malgrado abbia incontrato diversi viaggiatori che invece ne hanno trovato ), e raramente ho visto sguardi veramente razzisti, e quasi tutti nella zona orientale del Sudafrica. In Etiopia in effetti c’è una forma di razzismo, ma è diverso da come lo intendiamo noi di solito, anche se lo stesso estremamente fastidioso. In ogni caso in africa raramente si è trattati come tutti gli altri, si è quasi sempre visti non come degli individui ma come dei bianchi, appartenenti ad un certo mondo di persone ricche e viziate, e per questo motivo è difficile avere dei veri e sinceri rapporti con i locali, ci vuole molto tempo che ovviamente in un viaggio di questo tipo non si ha. Quasi tutti quelli che incontri ti vedono come una possibilità di guadagno, molti ti chiedono dei soldi anche se non sono affatto poveri e pochi sono realmente interessati a sapere qualcosa di te o della tua vita.
Il meglio e il peggio
Questa “classifica” è semplicemente un gioco, ovviamente non ha nessun valore reale oggettivo
Il paese più bello: in realtà mi sono piaciuti tutti ( quindi non metterò il paese più brutto perché non c’è ), ma è anche vero che in tutti ho trovato cose che non ho gradito. Forse però quello che mi ha affascinato più è il kenya, perché mi ha sorpreso molto, è davvero bellissimo e la gente che ho incontrato si è rivelata molto diversa da come me l’aspettavo.
La città più bella: Il Cairo, una città molto sottovalutata dove pochi si fermano più dei canonici due giorni per vedere l’egyptian museum e le piramidi. Seguono Cape Town e la Stone Town di Zanzibar.
La città più brutta: Ne ho viste molte orribili, ma la peggiore di tutte penso sia Metema, la città etiope sul confine sudanese, penso che ci siano poche città peggiori di questa nel mondo.
Le persone più simpatiche: forse quelli che ho incontrato nel Kenya occidentale, ma mi sono piaciuti molto anche i sudanesi e gli abitanti di Zanzibar.
Le persone meno simpatiche: senza dubbio gli etiopi del sud, gruppi tribali esclusi.
I paesaggi più belli: ne ho visti molti bellissimi, ma direi che spiccano su tutti quelli straordinari dell’altopiano etiope, dei laghi della Rift valley e quelli estremamente desolati nel deserto del sahara.
L’animale più bello: lo squalo balena con il quale ho nuotato a Tofo, in Mozambico.
L’animale più simpatico: il facocero.
L’animale più brutto: alcune specie di stork, degli uccelli parenti delle nostre cicogne.
Il posto più caldo: ilha de mocambique, un clima quasi insopportabile.
Il posto più freddo: Chennek camp, a 3700 metri nelle Simien mountains, forse “solo” 4 o 5 gradi sottozero ma dentro un’esile tendina della quechua in un sacco a pelo leggerissimo.
Il viaggio più difficile: da Moyale a Marsabit nel nord del kenya, in un camion di bestiame, percorrendo quella che viene definita “the worst road of africa”, sotto un sole infernale.
Il viaggio più bello: anche i viaggi bellissimi sono stati ovviamente stati molti, ricordo con particolare emozione un viaggio nel sud dell’Etiopia, quando sono entrato nell’africa “nera”, un altro attraversando la Tanzania, tra giraffe, zebre ed enormi baobab e uno molto bizzarro e divertente in treno nel nord del Mozambico.
Il miglior albergo: senza dubbio il Sondzela backpackers in Swaziland, semplicemente meraviglioso.
Il peggior albergo: anche qui niente dubbi: la “lokanda” di Shendi, in Sudan, praticamente una discarica…
Il momento più difficile: la salita al passo del Bhawit durante il trekking in Etiopia
Il momento più bello: sono stati molti, ma il primo bagno nell’oceano indiano a Zanzibar, dopo mesi di viaggi molto faticosi, è stato forse il momento più piacevole.
I viaggiatori più simpatici: quasi tutti quelli che ho incontrato sul ferry boat per il Sudan ( e con i quali ho viaggiato per un po’ ) e i giapponesi che ho conosciuto a Zanzibar.
Il monumento più bello: dire le piramidi e la sfinge di Giza è troppo banale ma non credo ci sia nulla di lontanamente paragonabile in africa ( e se c’è, come il tempio di Abu Simbel o quello di Karnak, si trova comunque in Egitto ).
Il miglior ristorante: un ristorante ovviamente italiano ad Addis Abeba.
Il peggior ristorante: una bettola sporchissima nel sud dell’Etiopia.
Le donne più belle: sicuramente le etiopi, due spanne sopra tutte le altre.
Le donne meno belle: quelle dello Swaziland.
La zona più povera: tra il sud del Malawi e il nord del Mozambico.
La zona più ricca: forse il quartiere di Berea a Durban, in Sudafrica.
Il gruppo tribale più interessante: forse i samburu nel nord del Kenya, che ho avuto modo di conoscere solo di sfuggita però.
Il posto più turistico: probabilmente Assuan in Egitto.
Il posto meno turistico: un villaggio tra Karima e Nuri in Sudan, dove le donne hanno strani tatuaggi sul viso e dove penso che bianchi ne abbiano visti ben pochi.
I paesi
Una breve analisi paese per paese
Egitto: E’ un paese molto bello che va visitato almeno una volta nella vita, con dei monumenti fantastici che spesso lasciano senza fiato. E’ ovviamente molto turistico, ma è facilmente visitabile anche in modo indipendente. In teoria è anche il meno caro di tutti, si può tranquillamente vivere con meno di 10 euro al giorno ( e mangiando molto bene ), però se si viene in questo paese si vuole vedere i siti archeologici, che purtroppo spesso hanno dei biglietti con prezzi “europei” e questo ovviamente incide parecchio nel proprio budget.
Sudan: E’ un paese che solo ora si sta timidamente aprendo al turismo e quindi in molte zone è ancora molto selvaggio. I problemi politici non sono ancora risolti e non credo che si risolveranno a breve, c’è molto odio tra i diversi gruppi etnici ma anche molti interessi economici in campo. Comunque la parte più interessante del paese, l’antica Nubia, è una zona tranquilla dove si può viaggiare senza pericoli, anzi è sicuramente una delle zone più sicure dell’africa. La gente è molto onesta e ospitale, una cosa piuttosto rara nel resto del continente. Tutta la rete stradale è stata completata da poco quindi è abbastanza facile viaggiare con bus e minibus, ma ci vuole lo stesso spirito di avventura perché ovviamente i centri più piccoli non sono sempre facili da raggiungere ( e nel deserto non c’è non molto traffico… ). Bisogna anche sapersi adattare a varie situazioni, ovviamente l’offerta turistica è quasi inesistente e i pochi hotel sono spesso sporchi e molto spartani. E’ un paese da veri avventurieri, con un clima spesso estremo, dove si possono visitare villaggi dove la gente non conosce il mondo occidentale e dove i viaggiatori stranieri sono pochissimi. E’ abbastanza economico, si può viaggiare tranquillamente con 10/15 euro al giorno.
Etiopia: Forse l’unica “delusione” di questo viaggio. In realtà il paese è bellissimo, ricco di paesaggi straordinari e di una cultura unica ed intrigante, ma purtroppo la maggior parte della gente che ho incontrato si è rivelata tutt’altro che simpatica, amichevole o ospitale, e dopo un mese non vedevo l’ora di andarmene. Poi va aggiunto che viaggiare è molto difficile, le strade sono pessime e spesso ci vogliono ore e ore per fare poche decine di chilometri ( anche se ora c’è un mega progetto per rinnovare tutta la rete stradale, che però procede lentissimo ). Mi restano comunque dei ricordi bellissimi di questo paese, soprattutto delle montagne e delle tribù hamer della omo valley. E’ anche il paese dove ho mangiato meglio ( almeno nelle città ). E’ uno dei paesi più economici, ma va anche detto che il livello dell’offerta di mezzi di trasporto, hotel e ristoranti è spesso molto bassa.
Kenya: La “sorpresa”. Me l’avevano descritto come iper-turistico, pericoloso e dove i bianchi sono mal visti, invece in questo paese ho incontrato forse la gente più bella e simpatica dell’africa, che mi ha trattato praticamente sempre in modo normale, come un kenyano. Tra l’altro in Kenya ho trovato le persone con il più alto livello di istruzione ( direi a occhio anche più dei neri sudafricani ), tutti parlano un ottimo inglese ed è uno dei pochi paesi dove ho potuto avere interessanti confronti e conversazioni con i locali. E’ sicuramente turistico ma c’è spazio anche per il viaggiatore indipendente, e al di là dei safari si può viaggiare abbastanza facilmente senza organizzare nulla. E’ per certi versi il paese africano perfetto: è piccolo ma c’è un po’ di tutto dell’africa “vera”, dalle spiagge bellissime sull’oceano indiano alle montagne, dai deserti alle savane ricchissime di animali, laghi, fiumi, tantissimi gruppi tribali diversi, città interessanti… La criminalità c’è, è molto violenta e non va mai sottovalutata, ma con un minimo di buon senso e evitando di girare la sera tardi nelle città si può ridurre moltissimo il rischio. Per certe cose è abbastanza caro, se si vuole fare un safari nella savana direi che è difficile mantenersi sotto i 20/25 euro al giorno.
Tanzania: Malgrado l’abbia quasi completamente attraversata per due volte ( quasi 2000 chilometri in autobus ) non posso dire di averla conosciuta molto bene, anche perché mi sono fermato solo a Mwanza, a Ukerewe Island e a Dar es Salaam. La parte occidentale comunque mi è piaciuta molto, la gente è moooolto rilassata e c’è una languida atmosfera tropicale veramente piacevole. Dar invece non mi è piaciuta affatto, un’anonima metropoli dove non c’è nulla da fare o da vedere, se non aspettare il ferry per Zanzibar e cercare di non farsi derubare la sera. Mi sono piaciuti molto i paesaggi con i famosi baobab, le donne e la frutta tropicale. In generale la gente è simpatica, anche se ci sono un po’ troppi ubriaconi per i miei gusti.
Zanzibar: Ero indeciso se andare o no a Zanzibar, mi sembrava un posto adatto solo al turista organizzato, ma dopo aver incontrato il centesimo viaggiatore che mi diceva che è un posto fantastico mi sono deciso ed è stata una scelta azzeccata, quest’isola è veramente bellissima. Sulle famose spiagge della costa est non c’è molto da dire, sono magnifiche ma come lo sono molte altre nei caraibi, alle maldive o in indonesia. A Zanzibar però c’è molto altro, soprattutto un interessante e bizzarro mix culturale unico al mondo. Le persone, soprattutto nei villaggi, sono molto amichevoli e ospitali. Se si evitano i locali per turisti e i negozi di souvenir di Stone Town si può spendere relativamente poco, anche 10/15 euro al giorno.
Malawi: Il paese è sicuramente molto bello, la gente è simpatica ed è secondo me molto adatto a chi vuole conoscere la “vera” africa senza però impantanarsi nelle giungle, nelle savane o nelle pericolose città del Kenya, della Tanzania o del Mozambico. Purtroppo l’ho attraversato durante la stagione delle piogge e non ho potuto godere dei suoi splendidi paesaggi, o almeno non quelli di montagna. Le coste del lago Malawi sembrano quelle di un’isola tropicale, il colore dell’acqua è stupendo. C’è una bella atmosfera di viaggiatori, simile a quella che si può trovare nei backpackers sudafricani. Spesso viene definito uno dei paesi più economici dell’africa, ma non è così, io l’ho trovato piuttosto caro, soprattutto considerando che è uno dei paesi più poveri del mondo. E’ quello dove ho trovato il miglior trasporto pubblico, con dei veri autobus di linea che partono ad orari prestabiliti.
Mozambico: un altro paese che mi ha sorpreso positivamente, soprattutto perché è molto diverso dai paesi vicini del centro e del sud dell’africa, è da un certo punto vista quasi “europeo”. Nord e sud sono molto diversi, si può dire che il fiume Zambezi è una vera e propria linea di confine tra due realtà: un settentrione poverissimo, molto arretrato, dove i viaggiatori stranieri sono una rarità e una costa meridionale invece più sviluppata, soprattutto nelle città, e dove i turisti sono molti, soprattutto sudafricani. L’antica capitale Ilha de Mozambique è senza dubbio uno dei luoghi più belli dell’africa orientale. Anche le spiagge sull’oceano indiano sono fantastiche, degne delle loro fama. Gli alberghi al nord sono piuttosto cari e spesso molto squallidi, e anche gli autobus non sono economici, anche se veloci e di buona qualità. Ma ci sono anche molte cose che hanno prezzi irrisori, come il pane, buonissimo, la frutta e l’ottima birra. Nelle città bisogna sempre stare attenti soprattutto la sera, da queste parti c’è molta delinquenza, anche se non è così terribile come a volte viene descritta.
Swaziland: uno dei paesi più belli, molto piccolo ma con dei paesaggi da favola e degli abitanti simpatici e gentilissimi. Un posto ideale per rilassarsi, godersi la compagnia dei molti animali e la bellezza di luoghi quasi incontaminati. Qui sono pochi quelli che si fermano a lungo, anzi penso che l’80% dei turisti si fermi al massimo un giorno, in viaggio verso la costa del Sudafrica o il Mozambico. Quindi il paese è turistico ma solo in poche zone ( praticamente solo nella Ezulwini valley ), ci sono molti posti, soprattutto nelle montagne, dove non va quasi nessuno. Per andare un po’ “off the beaten track” serve però una macchina, oppure molta pazienza e tempo da perdere. Me l’aspettavo un po’ più “tribale”, ma in realtà la maggior parte dei villaggi assomigliano più alle township sudafricane che ai villaggi tradizionali africani e la gente veste e vive all’occidentale. E’ in effetti un paese direi molto sudafricano, anche come costi, e potrebbe benissimo essere una provincia del Sudafrica. Molti abitanti che ho incontrato non sono affatto contenti della monarchia e preferirebbero essere uno degli stati del Sudafrica.
Sudafrica: E’ davvero “the rainbow country”: un paese bellissimo con moltissimi paesaggi fantastici che cambiano continuamente, tantissimi gruppi etnici diversi, spiagge meravigliose, montagne, fiumi, deserti, colline verdissime, parchi con tanti animali e con un’infinità di cose da fare e da vedere per tutti i gusti, anche se forse un po’ troppo turistico. In realtà malgrado il termine “backpacker” sia dappertutto è un paese molto più adatto al turista organizzato ( soprattutto per i giovani in cerca di divertimento ) che al vero viaggiatore indipendente. Uscire dalle rotte turistiche poi non è una buona idea, questo non è un paese dove fermarsi in villaggi a caso a conoscere i locali, si può rischiare in alcuni casi anche la vita, ma al di là della criminalità che si può incontrare qui i neri ( che sono l’80% della popolazione ) non sono quasi mai troppo amichevoli con i bianchi. E’ un paese secondo me poco “africano”, malgrado alcune zone come l’Eastern Cape vengano vendute ai turisti come la “vera” africa, è più un mix tra culture tradizionali e occidentali, con queste ultime che stanno diventando sempre più predominanti. Gli animali sono molti ma tutti nei parchi, che sono fin troppo turistici e sempre affollati, ma è così anche in altre parti dell’africa, d’altronde chi viene in questo continente vuole vedere i leoni, le giraffe o le zebre, e non villaggi sperduti nelle giungle o nei deserti. Quasi tutti viaggiano col bazbus, che è molto comodo e sicuro, segue delle rotte prestabilite e ti porta direttamente nell’ostello che hai scelto ( in una delle guide gratuite che sono dappertutto, come la coast to coast o la alternative route ), ma è molto caro ( in genere costa almeno il triplo di un bus normale o di un minibus, ma ci sono dei biglietti un po’ più convenienti che ti consentono di scendere e salire quando vuoi nel periodo di tempo scelto ) e lentissimo. Il modo migliore per viaggiare in Sudafrica è sicuramente l’auto ( che purtroppo non sono riuscito a noleggiare ), non c’è mai molto traffico e le strade sono accettabili, anche se non come le nostre. Viaggiare in questo paese è più economico che viaggiare in Europa ( almeno quella occidentale ) ma non di molto, direi che bisogna mettere in preventivo una spesa di almeno 30/40 euro al giorno, a meno che non si voglia fare i duri e puri fino in fondo ma alla fine si rischia di non godere completamente della bellezza del posto.
I numeri del viaggio
Chilometri percorsi: 17000 overland dal Cairo a Cape Town + 14500 circa in aereo
Giorni di viaggio: 137
Spesa: circa 3500 euro ( +500 di aereo )
Paesi visitati: 9 e mezzo ( Zanzibar fa parte della Tanzania ma si può considerare uno stato indipendente )
Località visitate: circa 90
Il punto più alto: Cima Inatye, Etiopia, 4070 m
Il viaggio più lungo: Mwanza-Dar es Salaam, circa 1200 km, 17 ore
La città più grande: Il Cairo, circa 20 milioni di abitanti
Il paese più grande: Il Sudan, la più grande nazione africana, 2.505.810 kmq
11:02 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (4) | Segnala
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Le foto
Ho iniziato a mettere a posto le foto, sarà un lavoro piuttosto lungo e impegnativo, anche perché sono abbastanza lento e pignolo nell'editarle. Probabilmente le posterò nella fotogallery man mano che le finisco. Ho iniziato da Zanzibar, dove ho fatto molte foto e direi di buona qualità, una cosa non particolarmente difficile in un'isola così bella.
10:31 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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06/04/2010
The mother city
Cape Town è stata il primo vero insediamento urbano del Sudafrica, e forse è la città che meglio rappresenta l’africa del sud, perché sia nelle persone che nell’architettura ci sono tracce di tutte le culture africane ed europee che hanno influenzato questa parte del continente negli ultimi secoli, e che qui più che in ogni altro luogo si sono fuse creando qualcosa di unico, che in realtà non è propriamente né africano né europeo.
La città è senza dubbio bellissima e molto particolare, dominata da antichissime e bizzarre montagne e adagiata sulla famosa penisola del capo, che in effetti è uno dei luoghi più affascinanti di questa parte dell’africa. E’ una città sempre in fermento, ricca di vita e di cultura, apprezzata moltissimo dai turisti di tutti il mondo, sempre numerosi in qualsiasi periodo dell’anno.
Dico subito che mi è piaciuta molto ( è strano come la città dove ho inziato questo viaggio e quella dove l’ho terminato siano state quelle che mi sono piaciute di più ) e che ho passato in questa città delle giornate splendide, complice il clima mediterraneo e l’atmosfera libertina di long street, sono stato veramente contento di concludere qui questa mia lunga esperienza africana. Tra l’altro Cape Town mi è sembrata la città più tollerante e “easygoing “ tra quelle che ho visto in Sudafrica, non ci sono grossi problemi tra i diversi gruppi razziali ( probabilmente perché qui il gruppo più numeroso è costituito dai coloureds e non dai neri, ma comunque sembra realmente una società multirazziale ) e anche la delinquenza sembra un problema decisamente meno preoccupante di quella delle grandi città dell’est del paese. Durante la mia permanenza c’è stata la sfilata per il carnevale ( forse un po’ copiata da quella del famoso “mardi gras” di New Orleans, ma comunque molto divertente, con tanti colori e tanta musica ), che poi è diventata un mega party che si è protratto fino all’alba e il Cape Town festival ( one city, many cultures ), tre giorni di concerti gratuiti, convegni, rassegne cinematografiche, mercatini e molto altro.
Questa è la città sudafricana dove c’è forse più attesa per i prossimi mondiali di calcio, tutti si aspettano molto da questo straordinario evento e sono ansiosi di dimostrare al mondo che questo paese non è solo razzismo e delinquenza. Onestamente Cape Town mi sembrava anche molto più adatta per la finale di Johannesburg, anche per i festeggiamenti del dopo partita, ma forse hanno prevalso ragioni economiche sulla logica.
Anche in questa città come al solito ho macinato chilometri a piedi, ma ne è valsa la pena perché in questo modo ho potuto vederla e conoscerla dal punto di vista dei “capetonians”, e non da quello dei turisti che di solito la girano distratti in taxi o con il double-decker bus rosso che fa il giro classico tra le maggiori attrazioni della città.
Mi è piaciuto un po’ tutto di Cape Town:
I rumorosissimi locali di Long street ( tra tutti il cape to cuba ) aperti tutta la notte dove si può conoscere la gente più strana del mondo, avventurieri americani, spacciatori di coca colombiani, simpatiche ragazze mozambicane con gli incisivi d’oro…
I giardini botanici di Kirstenbosch, dove si possono trovare 10000 specie di piante diverse, ma anche pace e tranquillità per una passeggiata o un pic nic con la famiglia in uno scenario naturale da favola
Table mountain: non è facile trovare una giornata limpida per godersi l’eccezionale panorama dalla cima di questo strano monte, visto che per gran parte dell’anno è avvolto nel famoso “tablecloth” ( una specie di nuvola di fantozzi ), quindi è meglio tenersi pronti e approfittare dei rari momenti nei quali la sommità della montagna è sgombra da nuvole. La cosa migliore è andare a godersi il tramonto, magari con una bottiglia di buon vino sudafricano, è un’esperienza che si ricorderà a lungo, qui c’è un panorama a 360 gradi clamoroso!
Il Victoria & Albert waterfront: mi è piaciuto molto e ci sono andato diverse volte, anche se è una cosa forse un po’ troppo turistica, ma l’atmosfera è simpatica ed è secondo me un posto ideale per farsi una passeggiata la sera dopo cena.
Simon’s Town: una delle attrazioni principali della penisola del capo è la bella città marinara di Simon’s Town con la sua celebre colonia di pinguini africani. Ci sono andato con il treno e in effetti come mi avevano detto è un tragitto splendido nell’ultima parte, quando costeggia il mare e attraversa i pittoreschi villaggi di pescatori e marinai della penisola. Il villaggio è molto carino, la gente è simpatica, il mare è bellissimo e i pinguini sono molto simpatici. La più grossa colonia si trova a Boulders beach, ma se si è fortunati se ne possono vedere parecchi anche nelle spiagge laterali, dove non ci sono le orde di turisti che sgomitano per fotografare questi rari pennuti e soprattutto non si paga il biglietto. Da Simon’s Town non c’è nemmeno un autobus per Cape point ( una cosa a dir poco assurda ), ci si può andare solo in taxi ( carissimo ) o in bicicletta ( ma sono quasi 20 chilometri… ), quindi alla fine ho rinunciato. L’alternativa era fare un lungo e turistico tour organizzato della penisola, con varie tappe fino al capo, ma onestamente non mi andava, alla fine ho preferito vedere solo la costa e i pinguini con calma e da solo. E poi questo Capo di Buona Speranza in realtà non è nemmeno la punta meridionale dell’africa ( malgrado venga spesso venduto come tale ), che si trova 200 chilometri più a est a Cape Agulhas.
Ma c’è molto altro da fare e da vedere a Cape Town e dintorni ( come i famosi vigneti a Stellenbosch o a Worcester, dove si può andare ad assaggiare gratis i migliori vini del Sudafrica… ), una città nella quale non ci si annoia mai e ci si può fermare settimane senza accorgersi del tempo che passa, conoscendo ogni giorno persone interessanti e nuovi aspetti intriganti di questa meravigliosa capitale africana.
09:45 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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03/04/2010
itinerario completo
L'itinerario completo del mio viaggio, 17000 chilometri circa nel continente africano
Visualizza cairo to cape in una mappa di dimensioni maggiori
16:18 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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01/04/2010
Nel Karoo succulento
Ormai mi restano pochi giorni qui in sudafrica, ma non mi sono dimenticato che questa è anche la terra delle piante che coltivo nella mia serretta, e non vedo l’ora di andarle a vedere nel loro habitat naturale, quel karoo succulento famoso per la sua straordinaria biodiversità. Senza una macchina muoversi in queste zone del sudafrica non è così semplice, soprattutto con poco tempo a disposizione, quindi devo rinunciare ad andare nel northern cape e decido di visitare il piccolo karoo nella zona tra oudtshoorn e worcester, dominata da splendide montagne come quelle delle catene oteniqua e swartberg. Mi fermo ad oudtshoorn, una cittadina fin troppo tranquilla che però mi piace, ed è forse l’unica città che ho visto qui in sudafrica nella quale potrei vivere. Ci sono belle case, vigneti e ottimi ristoranti. Mi accorgo subito che il western cape è molto diverso dal kwazulu-natal e dall’eastern cape: ci sono molti più bianchi e coloureds e quasi tutti parlano afrikaans. E’ una zona molto più sviluppata e lo stile di vita è decisamente occidentale.
Nei dintorni di oudtshoorn ci sono diverse belle cose da vedere oltre alle piante succulente ( che in effetti sono moltissime ): il famoso swartberg pass, che decido di scendere in mtb, malgrado la giornata grigia che mi impedisce di godere del panorama; le fantastiche grotte Cango, che sono tra le più belle e famose attrazioni del sudafrica; gli allevamenti di struzzi, che volendo si possono anche cavalcare ( oltre che mangiare ); il cango wildlife ranch dove si possono accarezzare tigri e ghepardi. Ci sarebbe anche un’interessante riserva botanica nei dintorni ma si trova veramente “in the middle of nowhere”, provo a telefonare al tizio ma non è disponibile a venirmi a prendere e andarci in autostop mi sembra abbastanza improponibile.
Il backpackers paradise dove mi fermo è molto grande e c’è poca gente, i proprietari sono simpatici e sono in grado di organizzare qualunque cosa. Ritrovo i ragazzi israeliani che ho conosciuto a port st. johns, che stanno facendo un viaggio simile al mio ma in senso inverso e solo fino a nairobi, e abbidelmaine che si è riunita con altre due amiche americane. La maggior parte dei viaggiatori in sudafrica sono 20-25enni inglesi, tedeschi, del nord europa e americani che sono qui per spassarsela, per fare surf, bunjee jumping, skydiving, rafting, whale whatching, shark cage diving, trekking, safari, e ovviamente per fare feste e festini a base di alcol e maria. Sono dei backpackers ma sono organizzatissimi e viaggiano come dei turisti, con il baz bus che è in realtà una cosa iper-turistica venduta come se fosse il modo di viaggiare dei moderni avventurieri. Complimenti comunque a chi ha avuto l’idea e l’ha messa in pratica, un genio assoluto che sta facendo un sacco di soldi. La cosa che mi ha sorpreso è che ci sono molte più ragazze che ragazzi, spesso viaggiano da sole. Quindi mi sono trovato spesso nei dormitori tra ragazze molto carine che giravano mezze nude, e debbo dire che la cosa non mi dispiaceva affatto...
16:57 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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Port Elizabeth, un safari fin troppo turistico
Da Hogsback vado a King william’s town a prendere un minibus per port Elizabeth, che ovviamente devo aspettare ore che si riempia… Arrivo quindi in città nel tardo pomeriggio, e non riesco a farmi un giro approfondito come avevo in programma, anche perche’ qui come in molte città dell’africa i negozi e i locali chiudono prestissimo e la sera non c’è anima viva in giro. Girare da soli dopo il tramonto spesso significa andare in cerca di rogne, ma onestamente chi vive in questa maniera non può lamentarsi se ci sono i criminali nelle strade. Comunque la città è bella e forse più tranquilla di come viene descritta, ci sono degli edifici interessanti ( qui gli edifici “storici” in realtà sono piuttosto recenti, ma l’architettura mi piace ), uno splendido “beachfront” e gente simpatica, almeno quei pochi che sono in giro dopo le 5 di sera…
Sono venuto qui a port Elizabeth principalmente per andare a visitare il parco di addo, che si trova ad una cinquantina di chilometri, famoso per gli splendidi elefanti africani che lo popolano. Mi sarebbe piaciuto molto andarci da solo in auto, mi tocca invece unirmi ad un classico safari turistico. Per una ventina di euro in più mi propongono di andare anche in un parco privato ( schotia park ) dove si possono vedere altri animali tra i quali i leoni. Accetto e la mattina dopo parto in minibus in gruppo con alcuni americani ( tra i quali abbidelmaine che incontrerò di nuovo ad oudtshoorn e a cape town ) e delle belle ragazze tedesche. L’esperienza si rivelerà bella perché gli elefanti sono molti e bellissimi ma un po’ deludente perché nel primo parco non ci sono in realtà molti altri animali ( anche se ovviamente i paesaggi sono meravigliosi, ma come ho già detto qui in sudafrica è normale ) e il secondo è un po’ uno zoo senza gabbie dove si è fin troppo sicuri di vedere tutti gli animali. Però i leoni sono sempre fantastici, e stavolta li ho visti “cenare” con un antilope. Il tramonto è stato bellissimo e mi è piaciuta molto la cena, con il grande fuoco e i ragazzi che suonavano musica country.
16:56 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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21/03/2010
Cape Town...
Cape Town, South Africa
"How many roads must a man walk down, before you call him a man? The answer, my friend, is blowin' in the wind, the answer is blowin' in the wind..." - Bob Dylan - Blowin' in the wind
Dunque eccomi qui a Long street, nel cuore di cape town, a festeggiare la riuscita del mio lungo viaggio ( e qui credetemi non e' una cosa difficile, tutti sono molto propensi a festeggiare qualunque cosa... ) e a preparami psicologicamente per il ritorno in patria. E' stato un viaggio piu' impegnativo e faticoso del previsto, ma comunque sono riuscito a rimanere a grandi linee fedele al mio itinerario e a concluderlo nel tempo previsto, e soprattutto senza gravi problemi. Sono arrivato qui in citta' in un periodo molto propizio, c'e' un sacco di gente di ogni paese del mondo, ieri c'e' stata la bizzarra sfilata per il carnevale e c'e' anche il cape town festival con concerti al parco e molti eventi in tutta la citta'. Appena torno a casa concludero' il diario con i post mancanti ( da port elizabeth in poi ) e con un post conclusivo dove tirero' un po' le somme di questo viaggio analizzando le esperienze che ho avuto nei 10 paesi visitati, e magari stilando una personale classifica del meglio e del peggio che ho visto in africa.
See you soon!
14:08 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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18/03/2010
Nel regno incantato del signore degli anelli
Oudtshoorn, Klein Karoo, South Africa
Sono in sudafrica per rilassarmi un po'dal lungo viaggio ma anche per vedere animali, piante e paesaggi, e quindi da east london mi dirigo senza indugi verso le montagne, nel solitario villaggio di hogsback dominato dalle non alte ma molto affascinanti montagne della catena amathola. Non si sa se e' verita' o leggenda ma questi boschi dovrebbero aver ispirato tolkjen ( che e' nato in sudafrica ) nel scrivere le avventure di frodo e compagni nella terra di mezzo.
Ma cio'che mi ha attirato a hogsback e' stato in realta' un curioso backpackers, "away with the fairies", gestito da dei viaggiatori inglesi che hanno deciso di fermarsi in sudafrica. La descrizione del posto sulla guida "coast to coast" ( la bibbia del backpacker sudafricano ) mi ha subito colpito: viste mozzafiato, boschi popolati da rari animali ma anche da fate e folletti, incantevoli cascate e la possibilita'di fare escursioni nelle vicine montagne.
Arrivo nel primo pomeriggio, conosco i bizzarri proprietari del posto, e vado subito all'esplorazione del bosco, che in effetti sembra quello del film ( malgrado in realta' sia stato girato in nuova zelanda ) e dove non posso escludere che folletti e gnomi ci siano veramente, anche se non ne ho visti. E' un po' un misto tra i nostri boschi e la giungla tropicale. E' molto fitto e umido. Ci sono rari animali ( tra i quali il rarissimo cape parrot ) e splendide cascate, tra le quali la piu' alta e bella e' chiamata "madonna and child". Torno quindi in paese seguendo la carrareccia, faccio la spesa e torno al lodge. la gente e' simpatica e come ogni buon paese di montagna che si rispetti tutti ti salutano. Non ci sono fili spinati o elettrificati nelle case.
Il giorno dopo il tempo non e' granche', ma decido ugualmente di tentare la scalata di almeno una delle hogsback peaks, tanto per mettere nel carniere anche una cima dell'africa del sud. La salita teoricamente non e' difficile, e il sentiero dovrebbe essere segnato da delle impronte gialle. la prima parte e' la stessa che ho percorso il giorno precedente, la cascata pero' e' molto piu' impressionante, visto che ha piovuto molto durante la notte. poi si sale ad un'altra cascata e quindi si segue una lunga carrareccia con la quale si guadagna lentamente quota attraverso il fitto bosco, fino a raggiungere i fianchi erbosi delle montagne hogsback ( che sono tre, indicate da numeri ). In realta' il sentiero ad un certo punto diventa abbastanza impegnativo, le impronte gialle sono poche e ben nascoste tra la vegetazione, l'erba e' molto alta e ci sono fitti cespugli di spine. Inoltre ci sono molti ragni, millepiedi e forse anche serpenti che non so quanto possano essere amichevoli. In ogni caso in qualche modo riesco a raggiungere la panoramica sella tra le tre cime dalla quale e' facile seguire il sentiero segnato con ometti verso la cima hogsback I. La vista e' grandiosa in ogni direzione, molto "sudafricana".
La sera mi cucino una pasta e vado a letto presto, l'escursione e' stata lunga e impegnativa ( 8 ore circa ). A mezzanotte vengo svegliato da dei tipi che cantano a squarciagola " I want to break free " nel bar. Fino all'ultimo ero indeciso se fermarmi ancora un paio di giorni o andarmene subito. Decido di partire ed e' la scelta giusta, visto che il giorno dopo piove, fa freddo, e hogsback e' praticamente avvolta da una soffice nuvola.
Questo probabilmente e' l'ultimo post-diario che scrivero' dall'africa, preferisco utilizzare al meglio i pochi giorni che mi restano a cape town e scrivere cio' che rimane da casa. Scrivero' un ultimo post da cape town, dove il mio lungo viaggio si concludera'.
Ho trovato il sudafrica un po' diverso da come me lo aspettavo, e' molto turistico e malgrado sembri tutto a misura di "backpacker" veri viaggiatori ce ne sono pochi. E' inoltre un paese dove per vari motivi non c'e' molto spazio per l'improvvisazione, e alla fine si e' costretti ad andare dove vanno tutti. I paesaggi comunque sono meravigliosi ovunque, e ci sono moltissime cose da fare e da vedere, veramente per tutti i gusti. Alcune cose non mi sono piaciute, dal razzismo alla paura esagerata del crimine, anche dove non ce n'e' assolutamente motivo.
info utili
Auto-navetta da east london a hogsback 120 rand ( un furto ma non c'è alternativa a meno che non si abbia una giornata intera almeno da perdere tra stazioni di minibus e distributori, questo villaggio è veramente in mezzo al nulla ), un paio d'ore circa. Mi sono fermato all'away with the fairies backpackers, 100 rand il dormitorio.
11:00 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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East London
Oudtshoorn, Klein Karoo, South Africa
La citta'si chiama come un quartiere di londra, ma a me ricorda molto di piu' qualche cittadina della provincia americana, con le strade deserte esageratamente larghe, i negozi di alcolici, le villette col giardino curato e i barboni seduti agli angoli degli incroci. Anche qui cé'una spiaggia molto belle con onde altissime ( infatti questa e'una delle zone piu' frequentate dai surfisti, e molti la paragonano a certe spiagge delle hawaii ). e tutto sommato la citta' e' migliore di come viene descritta nelle guide. Lámbiente e' tranquillo, la gente e' moderatamente simpatica e ci sono due o tre cose carine da vedere.
Il lodge ( sugarshack ) e' frequentato soprattutto da surfisti, che generalmente non sono molto simpatici, ma ha una superba cucina+terrazza al secondo piano con vista sulla spiaggia e la tv satellitare per vedere le partite di champions. A fianco c'e' un bel pub con musica dal vivo, un grande parco dove la gente la sera va a farsi il classico "braai" ( carne alla griglia, la mangiano quasi ogni giorno ) una pizzeria, un fast food e un supermercato. C'e' un tipo che vive nel backpackers e la sera suona i bonghi.
A quanto pare con la mia carta di credito ( elettronica ) qui in sudafrica ( o forse solo qui a east london, non lo so ) non si puo'affittare una macchina, e non accettano nemmeno contanti ( una cosa quantomeno assurda, che va aggiungersi alle molte che ho visto e sentito qui in africa ). Ci sarebbero dei privati che forse accettano cash ma decido di rinunciare, sia per evitare ulteriori problemi sia perche' da quando sono arrivato in sudafrica mi ha preso una botta di pigrizia pazzesca, non ho piu' nessuna voglia di sbattermi per nulla ( viaggiare attraverso láfrica e' faticoso, credetemi ), e probabilmente mi fermero' ancora solo in due o tre posti.
info utili
Il minibus da port st. johns a umtata costa 30 rand ( 2 ore ). L'auto collettiva ( che parte da un distributore ) per east london costa 80 rand, 4 ore circa. A east london mi sono fermato al sugarshack ( 30 rand il taxi dal centro ), sulla spiaggia, 100 rand il dormitorio.
10:34 Scritto da: sanyasi in Cairo to Cape 2009/2010 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala
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