18/10/2011

Tailandia:Le Foto

P1410303 copy.jpg

La prima parte delle foto del mio recente viaggio in Tailandia

ALBUM TAILANDIA 1

19:57 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: tailandia, asia, viaggi | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

30/09/2011

Borneo: Le Foto

P1480201.jpg

Tutte le foto del mio viaggio nel Sarawak ( Borneo Malese ).

ALBUM BORNEO

11:45 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: asia, viaggi, borneo, malesia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

07/09/2011

Laos:Le Foto

asia,viaggi,laos

Tutte le foto del mio recente viaggio in Laos.

ALBUM LAOS

19:45 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: asia, viaggi, laos | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

01/09/2011

Spirulina?

viaggi,birmania,myanmar,asia(Myanmar)

A kyauk Myaung fa veramente caldissimo, dopo una birra gelata nel bar al centro del paese mi faccio un giro e poi decido di cercare un pick up per Shwebo. Questa zona rurale del Myanmar è poco conosciuta e i viaggiatori sono una rarità, ma tutti sono come al solito molto simpatici e contenti di incontrare degli stranieri.

Tra i vari prodotti di questa zona molto fertile oltre al riso e ai fagioli c’è anche la spirulina, che in Myanmar è molto popolare ( ma io non avevo la minima idea di cosa fosse, ammetto la mia ignoranza ) e consumata in vari modi, c’è anche una famosa birra che però non è che sia granché buona, molto meglio la Myanmar o la Dagon.

Arrivo a Shwebo in serata e mi trovo subito ad affrontare un problema inaspettato: c’è solo un hotel con la licenza per stranieri e il tipo non vuole darmi una stanza perché il mio visto è scaduto. Provo a spiegargli che ormai è scaduto da più di due settimane e che l’immigrazione mi ha detto che non ci sono problemi ( una balla ), ma non c’è verso di fargli cambiare idea. Monywa è troppo lontana, devo per forza trovare una sistemazione qui, quindi prendo un saiker che parla un minimo di inglese e gli dico di fare un giro tra i vari hotel della città. Dopo un’ora riesco finalmente a trovare una sistemazione in un alberghetto a un chilometro dal centro, anche se devo pagare un po’ di più del solito. I tipi dell’hotel inizialmente sono gentilissimi ma dopo un po’ il proprietario si presenta nella mia stanza e inizia a comportarsi in modo strano, come se volesse mandarmi via. Ne deduco che il tipo del primo hotel probabilmente ha telefonato alla polizia che è riuscita a rintracciarmi in questo albergo e non mi vuole in città. In ogni caso riesco a rimanere promettendo di andarmene la mattina del giorno dopo.

viaggi,birmania,myanmar,asia

viaggi,birmania,myanmar,asia

Shwebo non è male, se non avessi avuto questi problemi mi sarei fermato 2 o 3 giorni almeno, soprattutto per le persone, che mi sono sembrate le più simpatiche, gentili e disponibili dell’intero Myanmar. Dopo quasi due settimane trovo un internet cafe con computer nuovi e un’ottima connessione, e riesco ad aggiornare un po’ il blog e a leggere qualche notizia.

viaggi,birmania,myanmar,asiaIl giorno dopo mi faccio un giro nel bel mercato ( dove si sprecano i sorrisi, i uerariufrom e le strette di mano ) e quindi vado alla stazione degli autobus a vedere se c’è subito qualcosa per Monywa, la mia prossima destinazione. C’è un torpedone che sta partendo ma c’è posto solo sul tetto, preferisco aspettare il prossimo che parte all’una. Mollo lo zaino al tipo della biglietteria e vado a farmi un tour più approfondito della città, poi mi fermo in un tea shop a bere un paio di caffè e ad ascoltare un tipo con la maglietta del milan che suona una vecchia chitarra. Chiacchiero un po’ con qualche interessante personaggio, mi mangio qualcosa in un ristorante indiano e quindi sono pronto a partire. L’autobus è un vero forno, ci saranno 50 gradi all’interno, ed è veramente strapieno, quando partiamo anche sul tetto non c’è un posto libero.

Arriviamo a Monywa dopo 4 ore circa e anche qui ho dei problemi a trovare un albergo, sono tutti o pieni ( forse c’è qualche festival in zona ) o troppo cari. Alla fine ripiego per la classica bettola vicino alla stazione dei bus che però è a quasi 2 chilometri dal centro.

viaggi,birmania,myanmar,asia

A Monywa ho passato delle belle giornate spensierate, ho conosciuto qualche persona interessante e sono andato a visitare le grotte di che si trovano al di là del fiume. Belle ma lasciate un po’ andare in rovina. Scandalosi i 2500 kyats che chiedono agli stranieri per il traghetto “speciale”. La città è carina ( una delle migliori che visto in Myanmar ), con bei bar, tea shops e locali e tanta gente sorridente e simpatica. Non sono andato a vedere il famoso tempio di Thanbodday che si trova a circa 20 km e dovrebbe anche essere interessante perché dopo un mese e mezzo mi ero stufato di vedere pagode e Buddha giganti.

viaggi,birmania,myanmar,asia

Lasciata Monywa passerò un’altra settimana tra Mandalay e Yangon di puro cazzeggio, anche se riuscirò comunque a visitare la bella Amarapura e il celeberrimo ponte U Bein e il tempio di Kyauktan.

info utili:

Pickup Kyauk Myaung-Shwebo: 500 k, 1 ora

Albergo a Swhebo: 9000 k

Bus Shwebo-Monywa: 3.30 ore, 1100 k

Albergo a Monywa: 6 dollari

Visita alle grotte: traghetto+pickup 8000 k, ingresso 3 dollari

Bus Monywa-Mandalay: 3.30 ore, 2500 k

Night bus Mandalay-Yangon: 9 ore, 11000 k

19:26 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | Tag: viaggi, birmania, myanmar, asia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

11/08/2011

Un piccolo angolo di Paradiso

(Borneo Malese)

viaggi,asia,borneo,malesiaDopo circa una settimana passata a Bario decido che è ora di inoltrarsi nella “vera” giungla, la foresta vergine, quella primaria. Sembrerà strano ma anche qui nel Borneo ormai è una rarità e fuori dai parchi sono pochissime le giungle millenarie rimaste realmente incontaminate. Una di queste si trova nella zona di Pa’ Lungan, un luogo piuttosto remoto e selvaggio che si trova a pochi chilometri dal confine Indonesiano tra alte montagne.

Il villaggio dista una quindicina di chilometri da Bario ma non ci sono strade ( volendo si può fare un pezzo in 4wd ), si può raggiungere solo a piedi seguendo il bel sentiero che si inoltra nella fitta foresta. In città dicono che è meglio andarci con una guida ma in realtà si tratta di un largo sentiero ben battuto dove è praticamente impossibile perdersi, l’unica difficoltà può essere solo qualche tratto nel fango soprattutto se ha piovuto di recente ( qui le scarpe da trekking servono a ben poco, guardate la foto...). 

viaggi,asia,borneo,malesia


viaggi,asia,borneo,malesiaPà Lungan mi appare come un miraggio nella giungla, è un bellissimo villaggio di circa cento anime con belle case in legno, una chiesetta e un campo da calcio. Non ci sono selvaggi tatuati ma persone molto gentili e sorridenti che vestono abiti occidentali. Come detto non ci sono strade e ciò che serve arriva trasportato con i bufali che trascinano una specie di slitta, che è l’unica cosa che si può usare in queste zone così fangose. Non ci sono nemmeno linee elettriche o telefoniche, ci sono solo 3 o 4 generatori che vengono accesi la sera.

Incontro un gruppo di uomini che stanno costruendo la casa del pastore vicino alla chiesa, mi salutano e mi indicano la bellissima Batu Ritung guesthouse che si trova al centro del villaggio. Uno di loro parla inglese e lo ingaggerò come guida per inoltrarmi nella foresta primaria che si trova a circa due ore di cammino. Il proprietario del posto, Nabun, è gentilissimo, mi offre un caffè e poi mi porta subito a fare un giro per vedere il monolito che dà il nome alla sua locanda. Ce ne sono diversi in questa zona, nessuno sa di preciso chi li abbia scolpiti né perché. Questo comunque era sicuramente una tomba di un ricco capo villaggio, mentre altri hanno strane iscrizioni con figure umane o animali. Uno molto bello l’ho trovato per caso quando mi sono perso nei dintorni di Pà Umor: c’era raffigurato forse un guerriero con delle tacche che a quanto pare indicavano le teste tagliate ai nemici... Mi mostra anche alcune orchidee selvatiche, qualche pianta carnivora e poi il laghetto dove alleva pesci, le piante di ananas quasi maturi e la stupenda serretta con tantissime orchidee in fiore.

viaggi,asia,borneo,malesia

viaggi,asia,borneo,malesia

I primi due giorni mi rilasso un po’ e mi godo la bellezza del posto, la deliziosa cucina di Supang ( buonissimi i vari curry, soprattutto quello all’ananas ) e mi dedico all’esplorazione dei dintorni. Questa coppia che gestisce il posto è veramente gentilissima e disponibile, hanno entrambi una grande cultura e la sera passiamo ore piacevoli a parlare dei più svariati argomenti. Lei è la figlia di un capo villaggio Kelabit mentre il marito è di origine cinese e viene da Kuching. Hanno vissuto per molti anni in città ma poi, quando i figli sono diventati adulti, hanno deciso di cambiare vita tornando nel villaggio natale di lei dedicandosi prima all’agricoltura e quindi aprendo la guesthouse. Fino a qualche anno fa nessuno conosceva Pà Lungan, i pochi viaggiatori che arrivavano a Bario facevano quasi tutti il “Bario Loop” tra i villaggi a sud della città, ma ora sta acquisendo popolarità un altro trekking di 3/4 giorni che passa appunto per Pa’ Lungan e sconfina per uno o due giorni in Indonesia, e quindi l’attività della coppia sta andando sempre meglio.

viaggi,asia,borneo,malesiaSupang mi è molto simpatica e racconta storie molto interessanti. E’ stata anche in Italia, a Torino,  per la slow food convention dove doveva presentare il riso di Pà Lungan che per gli esperti è il migliore della Malesia ( ma fu molto apprezzato anche in Italia, anche se lo vendevano a 20 euro al chilo! ). Una sera mi racconta la storia di un italiano che gli è quasi morto in casa: questo tipo si è inoltrato da solo per giorni nella giungla, non si sa bene in cerca di cosa ( forse voleva emulare Eric Hansen ) e alla fine si è perso ed è rimasto senza cibo ed acqua. Disperato probabilmente ha mangiato qualcosa di velenoso ed è arrivato nella guesthouse a Pà Lungan quasi in fin di vita. La notte hanno veramente temuto il peggio ma poi si è fortunatamente ripreso. Poi a quanto pare è andato in Indonesia in cerca di altre avventure. Ma gli stranieri stravaganti pare non manchino da queste parti, c’è un tedesco che si è stabilito in una capanna vicino al villaggio che dice di parlare con gli alieni e anche lui si inoltra da solo nella giungla. Abita da queste parti da più di un anno ma non parla quasi con nessuno. Si arrampica sugli alberi secolari e pare che ne stia cercando uno adatto alla costruzione di una capanna sulla cima. Mah! 

Una mattina vado con loro a fare la “spesa” in quello che chiamano il “jungle supermarket”: non c’è dubbio che vivere in una giungla ha anche i suoi vantaggi, qui ci sono tantissime cose che si possono mangiare! Felci, bamboo, ginger, palme, erbe selvatiche di ogni tipo, frutti tropicali… in pratica se sei vegetariano ti basta coltivare un po’ di riso e qualche ortaggio ( e con questo clima caldo umido ti cresce facilmente qualunque cosa per tutto l’anno ) e sei autosufficiente. La carne proviene soprattutto da animali cacciati, qui tutti amano molto il cinghiale.  

viaggi,asia,borneo,malesia


viaggi,asia,borneo,malesiaPer il terzo giorno decido quindi di organizzare il mio trekking di un giorno nella foresta. Il tempo qui è molto variabile e piove tantissimo, quindi è inutile sperare in una bella giornata. Dovrebbe esserci una stagione secca ma invece piove quasi ogni giorno da più di un anno. Quando partiamo infatti c’è una leggera pioggerellina ma smette quasi subito e fortunatamente saremo risparmiati dal solito violento temporale del pomeriggio. Dopo aver attraversato le risaie abbandoniamo il sentiero e ci inoltriamo nella giungla. Per un paio d’ore seguo George senza capire nemmeno in quale direzione stiamo andando: la giungla è fittissima, non c’è un sentiero ( qui senza il coltellaccio/machete tradizionale del Borneo non vai da nessuna parte ) e il sole è ben nascosto tra le nuvole. Arriviamo infine nella foresta primaria, e camminiamo per un po’ tra alberi altissimi, liane, bambù giganti e piccoli corsi d’acqua color arancione o caffelatte. Ci sono moltissime sanguisughe e ogni 5 minuti devo fermarmi a togliermele dalla schiena e dai polpacci. Sentiamo il verso dei gibboni che saltano tra gli alberi sopra di noi a più di 50 metri d’altezza. Uno degli alberi più alti è quello del tedesco, lo sta attrezzando con delle corde e dei pali per poterci salire. Ci fermiamo a mangiare e poi iniziamo a percorrere un lungo anello che ci porterà di nuovo a Pà Lungan. E’ stata senza dubbio una giornata bellissima e una delle più belle escursioni che ho mai fatto. Conserverò per sempre il ricordo di questi viaggi,asia,borneo,malesiafantastici luoghi così selvaggi e incontaminati.

Quando torno ci sono altri ospiti nella guesthouse, due simpatiche coppie una inglese e l’altra australiana. La donna australiana è di origine calabrese e parliamo un po’ dell’Italia e degli emigranti Italiani. Anche gli inglesi comunque sono grandi amanti del Belpaese e ci sono stati varie volte. Per l’ennesima volta mi trovo in difficoltà a dover spiegare a degli stranieri la nostra bizzarra situazione politica e perché un paese bellissimo e dalle grandi potenzialità come il nostro è finito nelle mani di questi mascalzoni che lo governano e lo stanno portando alla rovina.  Per la serata viene organizzata una sontuosa cena con cervo e cinghiale alla griglia e quindi vengono invitate le donne del villaggio per una festicciola con danze e canzoni. Solitamente non sono un grande fan di questi spettacoli per turisti ma qui siamo ancora in una fase “embrionale” e soprattutto non ci sono soldi in ballo, quindi alla fine è una cosa dal mio punto vista accettabile. Balliamo anche noi e tutti si divertono, soprattutto il simpaticissimo vecchio capo villaggio che per l’occasione indossa una specie di longi/perizoma.

viaggi,asia,borneo,malesia

viaggi,asia,borneo,malesia

L’ultimo giorno decido di scalare da solo la piccola cima che domina il villaggio: che panorama!

viaggi,asia,borneo,malesia

Dopo 4 giorni non senza rammarico sono costretto a lasciare questo piccolo angolo di paradiso e a tornare a Bario, ho un volo da prendere due giorni dopo per Miri. Alla fine il Borneo è riuscito a conquistarmi, anche se mi ci è voluto quasi un mese per scoprire la vera essenza di questa straordinaria isola.

info utili:

Pensione completa al Batu Ritung: 70 ringgit

Guida per un giorno: 60 r

viaggi,asia,borneo,malesia

15:18 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: viaggi, asia, borneo, malesia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

02/08/2011

Birmania:Le Foto

P1470432.jpg

Tutte le immagini del mio recente viaggio in Birmania: più di 1000 foto!!

ALBUM BIRMANIA

20:14 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: birmania, myanmar, viaggi, asia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

23/07/2011

Due giorni sull’Irrawaddy

( Myanmar )

viaggi,asia,birmaniaUna delle cose più classiche da fare quando si va in Birmania è un viaggio in barca sul maestoso fiume Irrawaddy, che è uno dei simboli di questo paese e anche una delle sue fonti di ricchezza. La maggior parte delle persone fa questo viaggio tra Bagan e Mandalay, che però è diventato una specie di “crociera” turistica, tra l’altro in un tratto del fiume nemmeno troppo interessante. Certo se si ha tempo c’è la possibilità di prendere il ferry locale e fare un viaggio meno turistico, ma piuttosto lungo e noioso.

Io comunque volevo visitare anche il nord del paese e quindi ho deciso di fare questo viaggio con la vecchia nave passeggeri ( bè nave… diciamo una bagnarola… ) che fa il tratto Myitkyina-Mandalay in circa tre giorni di navigazione. Pensandoci bene però tre giorni sul ponte in una barca ( le cabine costavano veramente troppo rispetto ai posti sul ponte ) sono una mezza palla, quindi alla fine decido di farmi in due giorni il tratto Bhamo-Kyauk Myaung ( che si pronuncia ciao miao… ) che mi è sembrato una via di mezzo accettabile.

viaggi,asia,birmania

Per raggiungere il Pier di Bhamo bisogna prendere il solito tuc-tuc, e ovviamente come da copione il tipo cerca di fregarmi cercando di farmi pagare qualcosa tipo il triplo del prezzo reale. Ne nasce la solita simpatica discussione, che sfocia quasi in una mezza rissa quando si aggiungono altri tre tipi norvegesi ( o svedesi? ) e un canadese. Non ci sono altri mezzi in giro quindi accetto di pagare solo il doppio del prezzo normale, perché siamo già in ritardo.

viaggi,asia,birmaniaSul ponte della barca c’è una variopinta umanità, la maggior parte delle persone sono birmani ma ci sono anche una dozzina di viaggiatori stranieri, purtroppo tutt’altro che simpatici. Sono quasi tutti americani e fanno parte della categoria di viaggiatori che apprezzo di meno, quelli che si sentono “speciali” perché viaggiano ed espertissimi di qualunque paese hanno visitato, anche se magari ci hanno passato solo una settimana.In più c’è un canadese che racconta delle balle clamorose, quando ad un certo punto ha iniziato con una storia del tipo: “questo viaggio mi ricorda qualcosa di simile che ho vissuto in Africa, quando mi imbarcai dal Sudan per Zanzibar su un cargo battente bandiera…” sembrava veramente quel famoso personaggio di Verdone, ho dovuto trattenermi per non ridergli in faccia.

Il primo giorno di viaggio è il più bello, soprattutto il tratto tra Bhamo e Katha e il tramonto. La notte fa piuttosto freddo ma fortunatamente meno del previsto, e riuscirò a farmi senza troppi problemi 4/5 ore di sonno. Ovviamente sono il meno organizzato di tutti: gli altri hanno sacchi a peli tecnici, materassini e coperte, oltre a viveri per un viaggio di una settimana. Io una felpa e due lunghi da usare come coperta, una bottiglia d’acqua, due pacchetti di patatine e dei biscotti. Ma comunque c’è una specie di mensa sulla barca, non peggiore di tanti ristoranti dove ho mangiato  in giro per il paese.

viaggi,asia,birmania

Il secondo giorno è abbastanza noioso, il paesaggio è piuttosto monotono, e quando nel primo pomeriggio arriviamo a Kyauk Myaung sono più che felice di salutare la compagnia e scendere dalla barca.

Info utili:

Biglietto ferry da Bhamo a Kyauk Myaung: 9 dollari      

19:12 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: viaggi, asia, birmania | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

12/07/2011

Longhouse!!

(Borneo Malese)

viaggi,asia,borneo,malesiaPrima di partire per le Kelabit Highlands il bilancio del mio viaggio in Borneo era tutto sommato postivo, forse mai in vita mia avevo vista una natura così bella e rigogliosa, ma ad un certo punto mi ero anche abbastanza stancato di passare la maggior parte del tempo in città moderne abitate da persone che vivono più “all’occidentale” di me, e dove non c’era nemmeno una minima traccia di qualche cultura locale.

Onestamente pensavo che anche Bario e le Highlands si fossero ormai completamente “malesizzate”, e che nemmeno lì avrei trovato tracce di culture tradizionali. Fortunatamente mi sbagliavo, e la mancanza di strade finora si è rivelata ancora un deterrente più che sufficiente per i turisti e i grandi businessmen, e il posto in effetti si mantiene ancora tranquillo e piuttosto “off the beaten track”. I turisti organizzati praticamente non esistono e i pochi viaggiatori si incontrano di rado. Certo anche in queste remote regioni del Borneo la cultura tribale si è persa quasi completamente, ma non a causa del turismo, il danno principale qui è stato fatto molto tempo fa dai missionari, che hanno usato il grande potere della conoscenza occidentale per soggiogare le menti semplici degli abitanti di queste longhouses e per costringerli ad abbandonare tutte le loro tradizioni ( bollate probabilmente come manifestazioni del demonio ) e ad abbracciare la cultura europea. Il risultato è stato che i poveri kelabit sono stati trasformati in dei bigotti religiosissimi  e superstiziosi che vanno in chiesa tre volte al giorno.  

viaggi,asia,borneo,malesia

 

Comunque c’è ancora qualcuno che cerca di mantenere vive le proprie tradizioni, anche se nessuno si fa più tatuaggi da anni ( e questo secondo me è un peccato ) o si mette quegli enormi orecchini che fanno diventare i lobi delle orecchie lunghissimi.

viaggi,asia,borneo,malesiaIl volo da Miri a Bario è veramente stupendo. Avevo letto che era uno dei più belli da fare nel Sud-Est Asiatico, ma pensavo fosse la solita esagerazione di chi vuole vantarsi di un viaggio un po’ fuori dalle rotte più battute, ma invece è realmente così. L’aereo è un piccolo e vecchiotto twin-otter a 16 posti, dove si sta abbastanza stretti e si può chiacchierare con i piloti. Lasciata Miri ci si dirige verso le giungle del Brunei e quindi si passa sopra le grotte di Mulu, si scende di quota e si atterra nella piccola pista di Bario che si trova veramente in mezzo alla foresta. Infine ti prendi il bagaglio direttamente dall’aereo  come se fosse nel portabagagli di un’auto.

Tra i passeggeri nell’aereo c’è una distinta ed elegante signora, che si presenta come Sina Rang e mi chiede se ho già prenotato qualcosa in città. Come al solito ho solo un paio di indirizzi e nulla più e quando mi chiede se voglio fermarmi nella sua homestay nella longhouse originale di Bario ( tra l’altro alla metà del prezzo che tutte le altre homestays/guesthouses chiedono ) accetto più che volentieri. E’ da quando sono sbarcato qui nel Borneo che sto cercando una “vera” longhouse, e ora ho l’opportunità anche di “viverla” per qualche giorno. Prendiamo quindi una jeep ( le strade di Bario sono dei veri acquitrini, spesso è un’impresa anche girare a piedi, ma le stanno asfaltando ) e ci dirigiamo verso Bario Asal.

viaggi,asia,borneo,malesiaCome ho detto questa è la longhouse originale di Bario, dove per molte generazioni i Kelabit hanno vissuto la loro semplice esistenza in totale isolamento, coltivando riso e cacciando selvaggina. Poi arrivarono i missionari, i giapponesi e gli inglesi durante la guerra e infine le compagnie del legname, e oggi tutto sta cambiando. Molti dei giovani sognano l’occidente e abbandonano le highlands per andare a cercare fortuna in città, anche se in realtà l’agricoltura qui è un ottimo business ( il riso di Bario è famoso in tutto la Malesia e considerato la qualità migliore ) e il turismo secondo me ha delle enormi potenzialità.

Nella longhouse ci sono 22 nuclei familiari che vivono una vita abbastanza moderna secondo alcuni aspetti ( nel mega salotto della homestay c’è un’enorme tv lcd ) ma anche molto  tradizionale da altri punti di vista. E’ una specie di piccolo villaggio dove tutti condividono ciò che hanno e dove gran parte delle attività casalinghe si svolgono in un’area comune. In pratica non esiste la privacy, nella longhouse il tuo spazio è sempre aperto a tutti gli altri.  Al centro di ogni unità abitativa c’è un focolare usato sia per cucinare che per scaldarsi o per socializzare. Non ci sono camini  e i soffitti in legno sono completamente anneriti, ma in qualche modo il fumo riesce comunque a disperdersi velocemente. Sina Rang è un’ottima cuoca ma è rimasta spiazzata quando le ho detto che non mangiavo carne, da queste parti i vegetariani semplicemente non esistono. Però dopo qualche consulto con le vicine mi ha cucinato diversi piatti buonissimi a base di riso ( che è proprio delizioso ) e ortaggi, erbe e frutti selvatici della giungla. Buonissime le felci, non avrei mai pensato che si potessero mangiare. E’ anche un’ottima artigiana ed ha una piccola attività di souvenir, che vende all’handicraft market di Miri. Ci tiene molto a dire che i suoi prodotti sono tutti fatti a mano e sono realmente cose tradizionali del Borneo, a differenza delle molte cose che si trovano in città che provengono in gran parte dalla Cina. 

 

viaggi,asia,borneo,malesia

 

Nella homestay c’è anche un gruppo di simpatici operai indonesiani, che pur facendo un lavoro molto duro si alzano alle tre di notte a vedere le partite di premier o di champions league. Sono stato veramente benissimo nella longhouse, ho conosciuto delle bellissime persone ( tra le quali gli anziani genitori di Sina Rang, loro sì tatuatissimi ) e Sina Rang mi ha trattato davvero come un figlio.

I Kelabit sono in genere molto più simpatici e amichevoli del resto dei malesi, anche se non moltissimi parlano inglese. Quasi tutti ti salutano e ti sorridono, soprattutto nei villaggi più piccoli.

viaggi,asia,borneo,malesia

viaggi,asia,borneo,malesiaA Bario si sta indubbiamente molto bene, e anche senza fare trekking o altre attività si possono passare delle giornate piacevolissime anche oziando o andando a trovare qualche piccola comunità di contadini dei dintorni. Piove quasi ogni giorno ma di solito solo per una parte della giornata. Purtroppo ci sono poche mappe e piuttosto imprecise della zona ( ho comunque trovato un paio di fotocopie all’ufficio del turismo di Miri, che mi hanno consentito di perdermi un paio di volte ma anche di raggiungere qualche bel villaggio  ) e quindi non è facile organizzare delle escursioni. Qui siamo realmente nel cuore del Borneo, e basta camminare per mezz’ora per trovarsi in mezzo alla più fitta foresta pluviale. Non ci sono sentieri segnati ed è veramente facilissimo perdersi, inoltre queste giungle sono umidissime e spesso si affonda nel fango fino al ginocchio. In ogni caso non mi andava di prendere una guida e mi sono inoltrato più volte nella giungla da solo, ed è stata un’esperienza bellissima, che però consiglierei solo a chi è un escursionista molto esperto capace di orientarsi in qualsiasi condizione, se ti perdi da queste parti rischi veramente di lasciarci le penne ( a quanto pare un italiano c’è andato molto vicino, magari racconterò la sua storia nel prossimo post ).

viaggi,asia,borneo,malesia

info utili:

Volo a/r Miri-Bario: 1 ora, 180 ringgit

Pensione completa nella homestay di Bario Asal: 40 r al giorno

 

11:09 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: viaggi, asia, borneo, malesia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

24/06/2011

Myitkyina, il Lisu Festival e la grande confluenza

viaggi,asia,birmania

( Myanmar )

“36 dollars”

“…pardon?”

“36 dollars!”

“and how much is the ordinary class ticket?”

“10 dollars, but ordinary class is no good for you”

“I don’t care, and don’t tell me what is good or not for me, the upper class is way too expensive, give me one ticket for the ordinary class”

Mentre ritorno verso l’albergo con il mio bel biglietto di terza classe in tasca comincio a pensare che forse ho fatto una mezza cazzata, questa è la Birmania, non la Tailandia, e un viaggio di almeno 24 ore in treno può rivelarsi facilmente un supplizio. Tra l’altro contrariamente al treno che presi a Yangon per Mawlamyine questo ha la fama di essere uno dei peggiori del Myanmar, per sporcizia e per affollamento. Chissenefrega, penso, sarà un’altra “tacca” da incidere nella mia cinta di hardcore backpacker, vicino a quella del viaggio in treno di tre giorni tra Madras e Bhubaneswar e a all’altra del viaggio sul camion di bestiame nel nord del Kenya.

viaggi,asia,birmaniaInutile dire che i miei timori erano più che fondati: durissimi sedili di legno ( ma a questo ero preparato ) , carrozze stipate all’inverosimile ( ad un certo punto per scendere le persone dovevano saltare dai finestrini… ), continue folate di polvere, aria irrespirabile di notte con i finestrini chiusi a causa delle decine di sigarette e sigari fumati dai miei gentili compagni di viaggio, rumorosi venditori ambulanti che come degli acrobati passano tra la gente ogni mezz’ora ( e tra l’altro vendono solo schifezze inutili, ce ne fosse stato uno con un caffè ), gente che mastica e sputa continuamente il betel e ovviamente, immancabili, i bambini che piangono. Fortunatamente non ci sono stati problemi meccanici o ritardi ( c’è qualcuno in rete che racconta questo viaggio come un’odissea di 40 o 50 ore ) e malgrado sia riuscito a dormire solo un paio d’ore le 24 ore di viaggio sono filate via relativamente tranquille.

viaggi,asia,birmaniaIn ogni caso arrivo alla stazione di Myitkyina stanco e affamato, ma subito vengo bloccato da un poliziotto che mi dice che qui nel Rakhine State bisogna registrarsi all’immigrazione. A quel punto vengo preso un po’ dal panico: mi ricordo che è il mio primo giorno di overstay in Birmania, e se iniziano a farmi storie potrebbe essere anche l’ultimo. Vengo quindi accompagnato all’ufficio e mentre un altro sbirro trascrive tutti i miei dati penso alla storia che posso menargli, ma alla fine non si accorge che il visto è scaduto ( o più probabilmente non gliene frega nulla ) e mi congeda con un bel sorriso e una stretta di mano. Mi avvio verso l’ostello della YMCA come uno zombie, non vedo l’ora di farmi una doccia, mangiare qualcosa e andare a letto. Per pura fortuna riesco ad accaparrarmi l’unica stanza rimasta ( battendo sul tempo due svizzeri che erano con me sul treno, ma in prima classe ) e mentre la puliscono vado all’ottimo Orient restaurant di fronte per una colazione/pranzo. Il proprietario del ristorante è molto simpatico e tra una cosa e l’altra mi chiede se sono venuto per il Lisu Festival, che si sta celebrando in città per il capodanno Lisu. Ovviamente non ne sapevo nulla, e non conosco i Lisu, ma sono più che felice di riuscire finalmente ad assistere ad un festival folkloristico, era uno dei miei obiettivi di questo viaggio, che ormai ero certo di non riuscire a realizzare. Il tipo mi dice che è l’ultimo giorno ( scoprirò poi che invece era il penultimo ), quindi decido subito di prendere un tuc tuc e andare a dare un’occhiata. Questo festival non è tra quelli più famosi del Myanmar, non è indicato in nessun sito e non compare nei calendari ufficiali, ma si rivelerà molto interessante e piuttosto grande e affollato. Per la prima volta è internazionale, e ci sono anche gruppi di Lisu che vengono dall’India, dalla Tailandia e dalla Cina. I Lisu sono molto simpatici ed estremamente cordiali e amichevoli. Come quasi tutti i birmani amano farsi fotografare, soprattutto in queste occasioni, e riuscirò a fare un discreto “reportage” dell’evento. Ci sono solo una manciata di occidentali e ovviamente anche noi siamo una delle principali attrazioni della festa, visto che molte di queste persone vivono in villaggi isolati anche all’interno della zona rossa vietata ai viaggiatori, quindi hanno raramente l’occasione di vedere degli stranieri. Ci sono moltissime persone con elaborati e coloratissimi abiti tradizionali ( tra i più belli che abbia mai visto ), danze, tornei sportivi ( tra i quali uno del tiro con la balestra ) e un bel mercato.

viaggi,asia,birmania

Ci andrò tre volte, conoscerò diverse persone interessanti  ( in particolare un simpaticissimo regista/pastore di Yangon che insisterà per offrirmi una coca-cola ) e assisterò a danze e spettacoli molto belli, tra i quali un divertentissimo “girotondo” e il falò dei Lisu cinesi ( un po’ piccolo però, a quanto pare quelli in India sono molto più grandi ).

viaggi,asia,birmaniaMyitkyina non è proprio una città bellissima ma ci ho passato 6 giorni piacevolissimi, anche se ero un  po’ contrariato per l’assenza di internet ( nel Rakhine State possono toglierlo anche per lunghi periodi ). Questa zona del Myanmar è un po’ particolare, c’è molto della Cina e dell’India, e la maggior parte delle persone sono cristiani e non buddisti. Tra l’altro sono cristiani battisti, ed è proprio il caso di dire che Dio solo sa come sono arrivati in questa zona isolata della Birmania.Tutti in ogni caso simpatici e gentilissimi.

Un’escursione classica da Myitkyina è quella alla grande confluenza di Mytsone, dove si forma il maestoso Irrawaddy. Decido di andarci da solo in moto, visto che qui c’è la possibilità di affittarne una ( a sud non era possibile ). La giornata è bellissima, la moto è nuova e molto veloce ( cinese ) e il panorama bellissimo. L’ultima parte è su strada sterrata all’interno di una fitta giungla, si ha davvero l’impressione di essere un posto fuori dal mondo. A pochi chilometri dal villaggio c’è un check point militare: a quanto pare serviva una fotocopia del passaporto e del visto e i due tipi iniziano a farmi storie, ma dopo una decina di minuti e una consultazione con il superiore mi lasciano passare. Nemmeno loro comunque si accorgono che il visto è scaduto.

viaggi,asia,birmaniaIl villaggio non è granché, al di là di una bella pagoda che ha la migliore vista sulla confluenza non c’è molto altro da vedere. Mi fermo a bere un paio di caffè e osservo per un po’ il viavai dei turisti birmani e dei pescatori. Sulla via del ritorno mi fermo ad aiutare un tizio che era caduto in motorino ( perché voleva trasportare un pacco enorme pesantissimo ) e poi all’improvviso mi sbucano dalla giungla tre tipi con degli elefanti che trasportano grossi tronchi. Mi fermo a salutarli e a fare delle foto ai bellissimi pachidermi.

Dopo un perfetto taglio di capelli ( costo 70 centesimi di euro… ) sono pronto a lasciare Myitkyina e a procedere via autobus verso Bhamo, dove devo imbarcarmi sul ferry per Mandalay. Questo viaggio in bus è veramente molto bello, malgrado i molti check points ( 6 per l’esattezza, e ovviamente servono 6 fotocopie dei documenti ), tutta questa zona è ancora molto selvaggia.

viaggi,asia,birmania

Bhamo è più carina di Myitkyina, soprattutto per l’architettura, ma non c’è molto da fare o da vedere ( e ovviamente niente internet anche qui ) e la gente mi è sembrata più riservata e nel complesso meno amichevole che nel resto del paese. Comunque ho trovato un ottimo hotel ( con colazione inclusa sontuosa ) e un paio di locali e ristoranti interessanti, alla fine ci ho passato 2 giorni tutto sommato gradevoli.

viaggi,asia,birmania

info utili:

treno Madalay-Myitkyina: 10 dollari in ordinary class, 24 ore

ostello della YMCA a Myitkyina: 6 dollari

bus Myitkyina-Bhamo: 7 ore, 9000 kyats

Hotel Friendship a Bhamo: 7 dollari

15:53 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (4) | Segnala | Tag: viaggi, asia, birmania | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

15/06/2011

Similajau, Lambir Hills e Niah: tra i parchi meno conosciuti del Sarawak

( Sarawak, Borneo Malese )

viaggi,asia,malesiaLa maggior parte dei viaggiatori che visitano il Sarawak sono turisti più o meno organizzati che seguono itinerari classici, di solito tra i parchi di Kuching ( Bako e al limite Gunung Gading se è in fiore la Rafflesia ) e quello di Mulu ( che sicuramente è molto bello ma ormai è diventato più una specie di parco divertimenti per adulti che un parco per veri amanti della natura ), e che raramente si avventurano fuori da queste vie molto battute. Ovviamente ci sono anche altri parchi molto interessanti e il fatto che siano snobbati dai turisti significa che sono spesso deserti e molto più godibili di quelli più noti ma anche sempre affollati. Similajau, Lambir Hills e Niah offrono tre ambienti completamente diversi ma tutti estremamente affascinanti…

Similajau NP: Questo parco si trova a circa 30 km da Bintulu sul Mare del Sud della Cina ed è forse il meno conosciuto e frequentato del Sarawak, ma offre un ambiente stupendo praticamente incontaminato. Spiagge deserte dalla sabbia dorata accarezzate da onde selvagge, una giungla fittissima e molte specie di animali piuttosto strani, dall’elusivo pangolino ai coccodrilli di acqua salata, e praticamente zero turisti, cosa chiedere di più? Dimenticavo, c’è anche un enorme ostello super economico con pavimenti in legno massiccio che si trova sulla spiaggia principale, con piazzole per la griglia  e amache tra le palme.

L’itinerario principale del parco segue la costa nella giungla fino ad arrivare alle due Turtle beaches ( se si è molto fortunati si possono incontrare anche le tartarughe che vengono su queste spiagge a deporre le uova ) ed infine alla lontanissima ma stupenda Golden beach, che si estende per chilometri tra la vegetazione lussureggiante e promontori di rocce vulcaniche, dalle quali emergono enormi alberi di aloe. E’ un’escursione faticosissima ( bisogna camminare per circa 22 km con un’umidità costante vicina al 100%, e non è affatto improbabile che possa anche piovere ) ma altamente remunerativa, anche perché essendo la zona poco frequentata c’è più possibilità di incontrare animali ( infatti è il parco dove ne ho visti più, ho incontrato pure il binturong/orso-gatto ). Bellissimi e molto romantici i tramonti sulla spiaggia.

viaggi,asia,malesia

Lambir Hills NP: Il Lambir Hills NP è considerato il più interessante dell’intero Borneo dal punto di vista botanico, vanta un’incredibile varietà di specie di piante ed alberi e a quanto pare al suo interno c’è il più complesso ecosistema forestale del mondo. Ma non c’è solo una delle più belle giungle del mondo: tra le attrazioni di questo parco ci sono anche le splendide cascate che formano piccole pozze smeraldine dove si può fare il bagno, in un ambiente bellissimo da film d’avventura. Ho camminato per circa 8 ore in questo parco e non ho incontrato nessuno, è stata davvero un’esperienza molto piacevole, malgrado un paio d’ore di forti piogge. Tanti versi di animali ma pochi incontri. A Lambir Hills ho visto però delle formiche veramente enormi: dei veri mostri!! Ci sono moltissimi itinerari possibili tra i quali scegliere ( tutti ben segnalati con colori diversi ), volendo si può salire anche una piccola cima.

viaggi,asia,malesia

Niah Caves NP: Il parco di Niah è sicuramente più conosciuto e famoso degli altri due ma anche in questo se si evitano i week end si troveranno pochissimi visitatori, praticamente nessuno se si va nel tardo pomeriggio. Anche qui c’è una fitta foresta primaria ma non è la principale attrazione: in questo parco si viene per vistare le enormi ed estremamente affascinanti grotte, che sono state per millenni abitate dall’uomo ( le prove al carbonio hanno confermato le prime teorie che parlavano di insediamenti di circa 40000 anni fa ). La celebre “West Mouth” della Great Cave, larga 250 metri e alta più di 60 è senza dubbio uno dei più spettacolari ingressi di grotte del mondo. Contrariamente alle grotte di Mulu queste possono essere visitate da soli senza guide o tour organizzati, e debbo ammettere che le due ore passate all’interno delle Niah Caves sono state tra le più divertenti di tutto il mio viaggio nel Sud-Est Asiatico. L’itinerario è stupendo, soprattutto il lungo tratto tra la Moon cave ( completamente al buio ) e la Painted cave, dove sono stati trovati dei dipinti ( che purtroppo sono stati chiusi in un recinto e si possono solo intuire ) e le famose “death ships”, che servivano a traghettare le anime dei defunti nell’aldilà.

All’interno di queste enormi grotte vivono centinaia di migliaia di uccelli ( ma ovviamente non mancano anche i pipistrelli ) che ormai da tempo sono una delle principali fonti di reddito delle comunità della zona, visto che soprattutto i loro nidi sono richiestissimi in Cina. Questi nidi si trovano tra le pareti delle grotte anche a diverse decine di metri di altezza e i raccoglitori devono letteralmente sfidare la morte arrampicandosi su degli esili pali di bambù. Fortunatamente le autorità del parco hanno deciso di porre un freno a questa attività e regolamentarla, visto che gli uccelli sono stati per anni decimati e rischiavano realmente di scomparire per sempre.

Niah è sicuramente da non perdere se si è in zona, è davvero un’esperienza indimenticabile, e quando vi troverete a metà della moon cave cercando la via giusta con la pila frontale ( e sperando di non scivolare in un abisso senza fondo… ) sicuramente vi chiederete: ma che cavolo ci faccio qui? 

viaggi,asia,malesia

 

Info utili:

Bus Sibu-Bintulu: 3.30 ore, 25 ringgit ( +10 r di taxi per arrivare in centro, anche qui la mafia dei tassisti ha fatto abolire l’autobus )

Hotel Capital a Bintulu: 16 r

Taxi Bintulu-Similajau NP: 50 r ( purtroppo non c’è trasporto pubblico )

Similajau NP: Ingresso 10 r, ostello 16 r

Bus Bintulu-Miri: 20 r, 4 ore ( bus stazione degli autobus-centro 2.60 r )

Minda GH: 20 r il dormitorio con aria condizionata

Bus Miri-Lambir Hills NP: 10 r, 40 min

Lambir Hills NP: ingresso 10 r

Bus Miri-Niah junction: 10 r, 2 ore ( per arrivare al parco o a Batu Niah sono 10 km, minibus 5/10 r )

Niah NP: ingresso 10 r, l’ostello è bello ma contrariamente agli altri non puoi pagare solo un letto ma devi prendere tutta la stanza ( da 4 ), 42 r. Volendo si può pernottare anche a Batu Niah che si trova a circa 3 km dal parco, ma secondo me non vale la pena e si risparmierebbero solo una decina di ringgit o poco più. Le grotte sono a 3.5 km dall’ingresso, e il percorso all’interno è di circa un paio di km, quindi ci vogliono almeno 4/5 ore per godersi l’escursione. 

11:55 Scritto da: sanyasi in Sud-Est Asiatico 2010/11 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: viaggi, asia, malesia | OKNOtizie | |  del.icio.us | | Digg! Digg |  Facebook | |  Stampa | |

Tutti gli articoli